L’inettitudine
Italo Svevo nasce da una famiglia di commercianti ebrei a Trieste nel 1861, quando la città era ancora parte dell’Impero asburgico, di cui costituiva l’importante porto ed era una città cosmopolita, ricca di traffici commerciali, in cui convivevano molte nazionalità e lingue, il tedesco, l’italiano, il croato, l’ebraico. Lo stesso Svevo, che in realtà si chiamava Ettore Schmitz, sceglie per i suoi romanzi uno pseudonimo che richiama la sua duplice origine: aveva studiato in scuole tedesche e tuttavia sceglie di scrivere i sui romanzi in italiano. Nella vita Svevo lavora come impiegato per 19 anni presso la Banca Union e, dopo il matrimonio con la cugina Livia, passa a dirigere la ditta di vernici del suocero, di cui diviene socio. Accanto a queste attività, Svevo si dedica quasi costantemente alla letteratura che ama e coltiva fin da giovane, ma apparentemente senza successo, infatti pubblica i suoi due primi romanzi, Una vita e Senilità, a proprie spese; solo l’ultimo romanzo La coscienza di Zeno, scritto durante la forzata diminuzione dell’attività commerciale tra prima guerra mondiale e immediato dopoguerra, gli darà la notorietà. Tra i primi ad accorgersi di lui e a propagare la sua fama sono il critico Giacomo Debenedetti, Eugenio Montale e Joyce, che aveva risieduto a Trieste e che favorisce la conoscenza dello scrittore triestino all’estero.
La Coscienza di Zeno, come si evince dal titolo, fa chiaramente riferimento alla psicanalisi, nata pochi anni prima a Vienna, e il dottor S. rimanda al dottor Sigmund Freud, padre della psicanalisi.
Zeno scrive da vecchio e la cornice del romanzo è la vicenda di un contrastato rapporto di terapia psicanalitica, avente per protagonisti Zeno e il Dottor S.
