Il male di vivere e il senso dell’esistenza
Eugenio Montale, uno dei maggiori poeti del Novecento, insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1975, nasce a Genova e trascorre l’infanzia e la giovinezza tra Genova e Monterosso; il paesaggio ligure è ben presente nelle sue liriche, in particolare nella raccolta Ossi di seppia del 1925, ma anche nelle raccolte successive. La Liguria di Montale non è un luogo paradisiaco di villeggiatura, ma una terra arida di pruni e sterpi, dove il sole abbaglia (Meriggiare pallido e assorto), ma la Liguria è anche terra di profumi, come quello dei limoni, che danno titolo ad una importante lirica della raccolta Ossi di seppia, che costituisce una dichiarazione di poetica.
Montale non ama le piante dai nomi rari, ma ama le strade della sua Liguria, dove i ragazzi agguantano qualche sparuta anguilla in pozzanghere mezzo seccate, e dove le viuzze mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Ed ecco che il profumo dolce dei limoni compie quasi un prodigio e mette a tacere il tormento delle passioni contrastanti dell’animo, il poeta sembra vicino a scoprire il segreto delle cose e a raggiungere finalmente una verità, un senso.
Ma l’illusione viene meno e il poeta torna nelle città rumorose e nel grigio dell’inverno, la luce si fa avara – amara l’anima, quando un giorno, da un malchiuso portone, tra gli alberi di una corte, ecco di nuovo i limoni, questa volta col loro colore, e il gelo del cuore si scioglie e seguono alcuni tra i versi più belli mai composti
“e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.”
