
Italo Calvino è uno dei narratori più importanti del secondo Novecento italiano. Ne ha frequentato tutte le principali tendenze letterarie, dal Neorealismo al Postmoderno, ma sempre svolgendo un proprio percorso di ricerca, teso a dare una risposta, in termini razionali e morali, al senso di un mondo che gli si è andato rivelando sempre più labirintico e incomprensibile.
Nato nel 1923 a Santiago de las Vegas (Cuba) da genitori dediti alle scienze (il padre, agronomo, aveva una azienda sperimentale a Cuba), cresciuto a Sanremo, dove la famiglia, tornata in Italia, era andata ad abitare nel 1925, educato in un ambiente antifascista, laico e colto, il giovane Calvino partecipa alla Resistenza e milita nel PCI, frequenta il gruppo di intellettuali che collabora con la casa editrice Einaudi e con Il Politecnico, stabilendo una relazione di amicizia soprattutto con Pavese e Vittorini. E’ il periodo del Neorealismo e di romanzi come Il sentiero dei nidi di ragno.
Nel 1955 prende la distanze dal Neorealismo ed entra in crisi, nel biennio 1956-57, anche il rapporto con il PCI, in seguito anche ai fatti di Ungheria. Nel frattempo Calvino dà avvio con Vittorini alla rivista Menabò di letteratura e compone il ciclo fantastico-allegorico dei tre romanzi che formano I nostri antenati (Il visconte dimezzato, 1952; Il barone rampante, 1957; Il cavaliere inesistente, 1959) oltre a Marcovaldo e Fiabe italiane.
Nel 1964 Calvino si sposa con una argentina e va ad abitare a Parigi, tornerà in Italia nel 1980. I suoi interessi scientifici, connaturati alla sua educazione di ex studente della Facoltà di Agraria, poi abbandonata per Lettere, tornano ad emergere con forza. Successivamente dalla frequentazione degli strutturalisti e dei semiologi francesi nasce in lui l’idea della letteratura come gioco combinatorio, come attività svolta in laboratorio, le parole si sostituiscono alle cose. Questa ipotesi tipicamente postmodernista lascia emergere una sfiducia e uno scetticismo crescenti nella possibilità di “sfidare il labirinto del non senso”. L’idea di una sconfitta conoscitiva caratterizza le sue ultime opere, come il libro dei saggi Una pietra sopra e le Lezioni americane, pubblicate postume, dopo al sua morte avvenuta nel 1985.
