La fragola fa ormai parte della gastronomia. Questo invitante frutto rosso lo ritroviamo sulle tavole ormai tutto l’anno. ma se facciamo un lungo passo indietro nel tempo ci possiamo rendere conto che Alla fine del Cinquecento questo frutto non aveva ancora trovato una sicura collocazione sistematica né una valorizzazione agronomica. In Europa vi erano tre specie spontanee del genere Fragaria: F. vesca o fragolina di bosco;
F. moschata, dal gusto moscato e caratterizzata da una maggiore dimensione del frutto rispetto alla fragolina di bosco, e
F. viridis.
Quella più comune era sicuramente la F. vesca propagata tramite stoloni e trapiantata dai boschi direttamente nei giardini.
Erano note due sottospecie di F. vesca identificate come la fragola bianca (F. v. sylvestris var. alba) e la fragola rifiorente (F. v. sylvestris var. semperflorens). La fragolina di bosco veniva, in genere, impiegata nelle bordure delle aiuole, evidentemente per valorizzare più la fioritura che la produzione del frutto. Dalla fine del 1600, pur trattandosi sempre di materiale originato nei boschi, si iniziò a dare un senso “orticolo” alla pianta, anche se utilizzata prevalentemente come elemento iconografico e di prelibatezza della tavola.
Si può quindi affermare che la fragola coltivata è una coltura degli ultimi trecento anni. Se si volesse individuare l’avvenimento che più di ogni altro ne ha influenzato lo sviluppo e l’evoluzione, questo va ricercato nell’interesse da parte degli agricoltori di tutta Europa nei confronti della fragola proveniente dal Cile, ossia Fragaria chiloensis (cilena).
