Una rosa come macchia
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Una rosa come macchia

La rosa canina

✍️ lorenzo 📅 15 giugno 2026 👁 24 letture 🌐 Pubblico

La rosa canina

È l'antenata delle rose coltivate ovvero la pianta di partenza delle varietà oggi conosciute. Le sue origini risalgono a molto tempo fa nella storia dell'uomo, Plinio il Vecchio diceva che un soldato romano, dopo avergli somministrato degli infusi a base di radice di rosa canina, guarì dalla rabbia. Questa pianta è nota da moltissimo tempo per le sue proprietà terapeutiche.

Un cespuglio particolare

La rosa canina è un arbusto spinoso perenne, appartenente alla famiglia delle Rosaceae e al genere Rosa. La rosa può raggiungere una altezza di due metri, presenta fusti legnosi e glabri, spine ricurve dal colore rosso e molto robuste.

La pianta ha uno sviluppo cespuglioso soprattutto quando cresce in luoghi incolti delle campagne. Può crescere liberamente anche in boschi, radure e lungo i sentieri. La troviamo fino ad un’altitudine di 1900 metri ed essendo un arbusto rustico ha la capacità di resistere anche a temperature molto basse.

Altra caratteristica di questa pianta è quella di farsi riconoscere all'istante attraverso il suo fiore delicato che si presenta sfoggiando un bel colore che si aggira tra il rosa e il bianco e un dolce profumo di rosa. Il suo periodo di massimo splendore è tra i mesi di maggio e giugno.

Rappresenta la specie di rosa più frequente in Italia, ma conosce anche una larga diffusione in altri paesi del mondo, ricoprendo soprattutto una vasta area nelle zone temperate del vecchio mondo come l’Africa del nord, le isole Canarie, l'Asia occidentale, le regioni del Caucaso e il sud continente indiano. In Europa è popolare dal Mediterraneo fino alla Scandinavia.

Il falso frutto

La parte che colpisce è il suo corpo fruttifero che somiglia ad una bacca carnosa di un colore rosso arancio. Il frutto è ricco di numerosi micronutrienti utili per la nostra salute. Viene usato per combattere infezioni alle vie respiratorie, per aiutare l'assorbimento del ferro, controllare il livello del colesterolo nel sangue, attivare la vitamina B9 ma specialmente come forte antiossidante per il suo altissimo contenuto di acido ascorbico, ovvero la vitamina C. Si può dire che l’utilizzo dei frutti sia molto utile per l'infanzia in quanto può prevenire raffreddori e influenze; e neutralizzare anche l'assorbimento dei radicali liberi contrastando così la formazione di cellule tumorali.  Proprio per la loro funzione antiossidante il consumo viene consigliato specialmente alle persone anziane, ai bambini e alle donne incinte.

Il gioco dal nome buffo

Conosciuta da tutti i ragazzi di campagna la rosa canina prende svariati nomi: Rosa selvatica, Rosa di macchia, Spina rossa (Campania), Grattac (Genova), Ruvettu masculu (Sicilia), Rosaina (Puglia), Rosa mata (Emilia Romagna), Rosa servaja (Piemonte), Rosetta (Umbria), Caccavelle (Marche), Rosa salvadega (Veneto).

Nel Piacentino l’appellativo più comune è “gratacü” ovvero "grattaculi". Questo nome viene attribuito a quello che comunemente chiamiamo “Bacca” ovvero i ricettacoli dei fiori che contenevano i semi ricoperti da una peluria irritante, che qualora i frutti venissero mangiati senza privarli della peluria, quest’ultima arrivando indigesta nel normale processo di espulsione provocherebbe prurito.

Proprio per la sua caratteristica di provocare prurito la peluria, che si presenta sotto forma di una fine polverina veniva usata dai bambini in giochi dispettosi per far scaturire il prurito; gettandola tra le camicie e la pelle dei compagni di gioco, arrecavano irrefrenabili pruriti. Durante il periodo del Carnevale, in cui ogni scherzo vale, si trovava addirittura in vendita un preparato per far insorgere pruriti fatto a base di questa polverina.

La leggenda spinosa...

Persino una leggenda narra di questa pianta, si racconta infatti che il diavolo, quando venne cacciato dal cielo, cercò ogni modo per risalirvi utilizzando anche come scala le spine di questa pianta allora perfettamente dritte. Il Signore intervenne impedendo alla rosa canina di svilupparsi verso l’alto obbligandola ad allargarsi a cespuglio. Il diavolo allora, irritato per l’affronto, per dispetto piegò la punta delle spine verso il basso.

Un utilizzo antico

Per quanto riguarda l'utilizzo dei frutti della rosa rosa canina bisogna distinguerli in frutti freschi e frutti essiccati. Ci sono vari utilizzi di questo alimento, sotto forma di tisana che, se assunta regolarmente durante i primi sintomi di raffreddore, influenza, tosse o mal di gola potrebbe alleviarne i sintomi prima che si aggravino. Bisogna prestare attenzione al consumo del frutto fresco, occorre aprirlo suddividendolo in due parti per eliminare i semi e la peluria presente, per evitare possibili irritazioni e pruriti. È buona norma lavarli prima di aprirli per evitare di disperdere buona parte di vitamina C, se vogliamo assicurarci di levare tutta la peluria possiamo comunque dar loro un’ultima sciacquata veloce. Possiamo usare questi magnifici frutti rossi per preparare una macedonia di frutta fresca o anche un frullato. Un’ altra loro particolarità sempre legata al grande contenuto di vitamine antiossidanti sta nel poterli utilizzare per mantenere il naturale colore di succhi di frutta o altri preparati che senza l’aggiunta di questi prodotti della pianta si ossidano facilmente specialmente se estratti o centrifugati. L'utilizzo della rosa canina come rimedio naturale risale al Medioevo; successivamente, con il passare dei secoli, viene poi rivalutata anche dall'erboristeria occidentale. Ne consegue una più chiara e dettagliata lista di benefici che questa pianta può avere per la nostra salute tra le quali proprietà diuretiche e anti infiammatorie.

Marmellata di rosa canina

Ingredienti per 4 persone:

700 g di bacche di rosa canina

300 g di zucchero

Acqua quanto necessaria

Preparazione:

Laviamo le bacche di rosa canina eliminando i piccioli. Con un coltellino affilato dividiamo ogni bacca a metà ed eliminiamo i semi e la peluria. Pesiamo per sicurezza in modo da aggiungere la giusta proporzione di zucchero che è pari alla metà del peso finale della polpa.

Mettiamo il preparato in una pentola e, coperto d’acqua facciamo cuocere fino a quando non la polpa risulta morbida, ci vorranno almeno 40 minuti. Aggiungiamo allora a mano a mano altra acqua se necessario. Frulliamo il tutto e passiamo la purea in un colino a maglio strette.

Rimettiamola quindi nella pentola, copriamo con lo zucchero e facciamo cuocere fino a quando ha raggiunto la consistenza gradita. Riempiamo i vasetti, ben puliti e sterilizzati, con la marmellata ancora bollente e chiudiamo ermeticamente. Capovolgiamo i vasetti fino al completo raffreddamento.

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